ott
27

no news good news

 

Ho l’abitudine di disinformarmi quando sto in mare per diversi mesi; è una cosa salutare scoprire che quando torno il mondo è andato avanti più o meno come se avessi letto due giornali al giorno….. Apologia dell’indifferenza? Forse, non so. ma ogni volta che leggo un giornale o guardo le notizie in tv o su internet mi sento solo, impotente, triste, impaurito… e mi viene un sospetto!… Ma non sarà che c’è qualcuno che ci vuole proprio così?

La novità che ho trovato al mio ritorno sulla terra ferma è che, come si sa già da tempo, il sistema economico e monetario globale sta emettendo gli ultimi orribili rantoli; possiamo solo fare quello che è nelle nostre possibilità perchè almeno nei nostri dintorni, se le cose dovessero precipitare, prevalga la collaborazione sulla competizione, la curiosità sulla paura, la dignità sull’egoismo, e che si limitino le guerre fra poveri, visto che evitarle del tutto è obiettivo già fallito.

Insomma siamo sulla stessa barca, e penso a quanto rompo le scatole ai miei ospiti a bordo sui consumi, sui rifiuti, sull’acqua, sull’elettricità, sul muoversi a vela anche quando c’è poco vento…. e penso che in fondo la rotta non possa essere che quella: riflettere su cosa ci serve davvero e su cosa è superfluo…. e iniziare a fare l’orto!

Il rapporto aperto è andato bene: siamo tornati tutti un po’ migliorati. Vento dell’alba si è presa qualche nuova burrasca con Alex, quì, e qui. Alex ha scoperto il piacere di lavorare con alle spalle l’organizzazione di Zeppelin. Io ho ritrovato la mia Toscana e ho proseguito con la mia lunga opera di esplorazione e scoperta degli angoli più reconditi e poco conosciuti, di cui fortunatamente l’arcipelago è ancora pieno; nella foto la poco frequentata Cala Calbugina al Giglio. Anche per mare vale la regola del gregge: tendenzialmente vanno tutti negli stessi posti, e questo lascia ancora qualche spazio alla scoperta, anche in territori e mari apparentemente molto frequentati.Giglio in barca a vela

 

lug
15

Rapporti aperti

vento dell'alba alle tremiti

Per Tremonti siamo come sul Titanic, intendendo dire che anche i viaggiatori di prima classe non possono sentirsi sicuri…. Se lo dice lui!.. Io in prima classe non ci ho mai viaggiato, a parte qualche vecchio vagone di prima declassata… Ma i soldi buttati  per la TAV in Val di Susa non li tocca nessuno!?? Chissà che non si debba davvero naufragare perchè si incominci tutti a nuotare e a scoprire quali sono i veri valori!! E allora vedremo se i passeggeri di prima affondano di meno o di più degli altri, con le pance molli che c’hanno!

Fatto il consueto sfogo socio-politico veniamo a cose più futili e di utilità più immediata.

E’ un momento particolare della mia vita di marinaio: sabato, per la prima volta dopo 8 anni di Vento dell’Alba, inizierò una stagione estiva su una barca diversa. Lunedì alle 15 ho guardato la mia signora e amante scendere a valle lungo il Fiume Magra con al timone il fido Alex. Per due mesi, fra la Corsica e la Sardegna godranno insieme dei venti freschi delle Bocche di Bonifacio, mentre io tornerò nell’altra mia “casa”, l’Arcipelago Toscano, con un Sun Odissey 43.

Mi sento confuso, il rapporto con la mia barca è viscerale, quasi morboso, e come tale negli anni è diventato un legame difficile da scioglere: forse romantico ma pur sempre un legame, un laccio, a tratti opprimente,  sia per me che per lei… ora questo esperimento di “rapporto aperto”… Io con un’altra barca, lei con un altro skipper, per una estate…. vedremo dove ci porterà!!…

Per ora mi porta a ragionare su che cosa mettere nella borsa per stare 2 mesi su una barca “vuota”, senza tutte le mie cosine sistemate in anni di vita di bordo.

Non ci sarà la mia cassetta degli attrezzi, le pile da speleologo da mettere in testa, i cuscinetti da portare in giro, i bicchieri con il nome dei venti disegnato, la mie ancore (la delta da 27kg e la fortress da 17) che mi facevano dormire tranquillo, l’amaca, le tovaglie colorate e tutta l’attrezzatura da cheff, il sacco delle cerate, la biblioteca di mare, il fido timone a vento, le drizze all’albero, il timone a barra….

In compenso avrò una barca moderna, con 2 ruote del timone, gli strumenti elettronici in plancia, il rollaranda, la spiaggetta a poppa, un grande pozzetto con il tavolo e il bimini top, un motore sovradimensionato, tanti oblò, una dinette luminosa e alta; e a fine settimana i ragazzi della compagnia di Charter si occuperanno delle pulizie e di rimediare ai piccoli eventuali guasti, mentre io potrò riposarmi all’ombra della pineta di Follonica!!

 

Faccio pubblicità gratis a me stesso:

qui c’è il Vento dell’ alba con Alex

e qui ci sono io!

 

apr
29

primavera col raffreddore

La notte passata a girarsi sul cuscino, prima si tappa la narice destra, mi giro e si tappa la sinistra, mi metto a naso all’insù, mi si tappa tutto, vado in apnea, mi giro a faccia in giù, incomincio a sgocciolare, sogni stralunati, il comodino coperto di fazzoletti,non riesco neanche a trovare l’interruttore per vedere che ora è… le 6!? mi za ghe zono balato… troppo presto, da malati ci si deve riposare, dormire… ma come si fa in queste condizioni mi alzo starnutisco, mi ronza la testa non può essere solo l’allergia devo avere la febbre puf pant…

Ecco il felice rientro a casa dopo la prima uscita dell’anno!

 

E’ stata una buona Pasqua di vela e trekking: 20 persone su 3 barche a spasso fra Portovenere, Palmaria, Lerici e Tellaro, alternando veleggiate, camminate e mangiate.. Non so cosa ne pensino gli ospiti, commentate pure liberamente, ma io sono stato bene! Persone deliziose, tempo gradevole, adoro questa stagione, bei posti…… MAA Qualcuno mi ha attaccato l’influenza!! Chi è stato???!!! Beh, con il tempo a casa ho messo su qualche foto!

 

apr
14

le acciughe fanno il pallone…

… che sotto c’è l’alalunga.

Spero di non rivinare la poesia di DeAndrè, e di non urtare animalisti e vegetariani, ma il pensiero di questo delizioso pesciolino mi fa venire l’acquolina in bocca. Fritte, grigliate, al forno col pangrattato i capperi e il limone, in scapece (aggiungere la menta fresca!!), con la pasta, l’uvetta e i pinoli…

Come tutto il pesce azzurro è considerato pesce povero, chissà perchè; forse solo perchè è storicamente abbondante nei nostri mari. Eppure il pesce azzurro è buono, nutriente, ricco di omega3 e si presta ad essere cucinato in tanti modi.

Acciughe, sardine, alici… si assomigliano ma non sono la stessa cosa; poi ci sono le sarde, gli zerri, le alacce, le aguglie (splendide al forno), gli sgombri, i sugherelli. Io forse preferisco le sarde; è uno dei pochi pesci che secondo me rende bene alla brace. Quando ne ho la possibilità, anche in barca, ne griglio una grande quantità, in modo che gli ospiti non riescano a finirle tutte; stratificare gli avanzi abbondanti in un contenitore di vetro insieme a una marinatura di cipolle di tropea appassite nell’aceto, bacche rosa, olio d’oliva, e finocchietto selvatico fresco. Coprire con cellophan. Una notte in frigo fa il miracolo: per colazione ci si accontenta di caffè pane e marmellata, ma pranzo parte la lotta all’ultima sarda, accompagnata da un buon bicchiere di vino bianco. Slurp.

apr
01

Primavera I love youu

La Primavera del BotticelliNon c’è una stagione che preferisco in generale; ma ci sono alcuni momenti che riconciliano con la vita; la prima pioggia dell’autunno,  poi l’aria tersa e frizzante di inizio inverno, e più di tutti, queste giornate di inizio primavera… a ben pensarci sono sempre i cambi di stagione.. sarà che dopo un mese mi abituo, dopo due inizio a stufarmi (e in primavera mi viene l’allergia se non sono in mezzo al mare) e dopo tre, zac si cambia!… Mi dicono che è così che funzionano le stagioni e devo dire che mi piace;  forse è per questo che non vivrei volentieri in quelle zone del mondo dove le stagioni sono estreme o quasi non ci sono, come ai tropici, dove sembra sempre una lunga estate, salvo qualche uragano, tristi tropici; forse un po’ meglio alle alte latitudini,  dal sole a mezzanotte a lunghissime buie notti autunnali… Dicono che i record di suicidii in Svezia e norvegia siano una leggenda metropolitana, ma comuinque non mi fido del tutto.

Primavera vuole dire anche che si ricominciare ad uscire in barca portandosi il costume e le cremine solari!! Che si torna a casa col naso e le gote rosse… i weekend velici di aprile alle cinque terre con Zeppelin sono alle porte e ancora qualche lavoretto a bordo e barca e i marinai saranno pronti alla nuova stagione!

mar
24

L’odore del mare

Sono rimasto stupito qualche giorno fa nel sentire a una lezione di psicologia all’università, un eminente professore insegnare che gli odori possono essere riconosciuti ma non rievocati; il tipo è chiaramente un comportamentista legato a ciò che può essere dimostrato in laboratorio, il che costringe a dare definizioni di “rievocare” e “riconoscere” che siano imbrigliabili in un esperimento scientifico e che escludano tutte le sfumature e la complessità di cui questi termini sono portatori; gli chiedo: “ma se gli odori fossero rievocabili come sarebbe possibile dimostrarlo?”, la domanda impone una risposta se si intende essere così categorici, ma la risposta probabilmente non c’è, a meno che non si decida forzatamente che “rievocare” significhi “attivare determinate zone del cervello”, cosa che sarà sempre discutibile…. Ma tant’è, abbandonando questo escursus epistemologico e di filosofia della mente, l’episodio mi ha portato proprio a tentare di rievocare gli odori! Pensate all’odore di casa dei nonni! Non i miei, i vostri! Non riuscite anche voi a rievocarlo?

Viaggiare per mare vuole per prima cosa dire sporgersi verso l’ignoto, lasciarsi sulla scia le luci di un porto al tramonto, trovarsi all’alba in mare aperto e avvistare la sagoma della terra all’orizzonte; una terra o un’isola mai vista prima prende forma e colore lentamente e spesso ha anche un odore caratteristico. E’ l’odore che spesso mi colpisce di più; arriva all’improvviso anche molte miglia sottovento. E’ capace di imprimersi nella memoria e posso rievocare l’odore della Corsica e quello di Corfù, quello del Giglio e quello di Vulcano, quello della Costa Brava e quello della Bretagna . Gli arbusti, la terra, i vulcani, le posidonie che marciscono sulla battigia, i prati, gli animali che pascolano o che passeggiano sulla spiaggia, gli alberi…. tutto contribuisce. L’odore è l’impronta digitale e il DNA di ciascun luogo.

isola del giglio in barca a vela

mar
16

Rotte Svelate 2 – Sardegna del Sud

Non sapevo bene cosa aspettarmi quando nella primavera del 2008 ho deciso di programmare la mia prima stagione estiva di charter per Zeppelin nella Sardegna del sud; avevo si già ricevuto commenti entusiastici da parte di diversi amici, ma mi chiedevo se ci fosse qualche motivo per il quale una destinazione così facilmente raggiungibile fosse così poco frequentata dai diportisti rispetto alle Eolie o alla Costa Smeralda. La risposta che alla fine mi sono dato è: no. Non c’è nessun motivo valido; è così e basta. C’è un mare incredibile, ridossi sicuri, frequenti porti ben attrezzati ed economici, isole, parchi marini e alcune vere imperdibili chicche. Una ovviamente è l’Isola di San Pietro: l’isola è tutta bella e il paese di Carloforte è uno dei pochissimi borghi marinari della zona: pescatori di corallo liguri, dopo avere vissuto per quasi due secoli sull’isola tunisina di Tabarka ed iniziando qui a scarseggiare il corallo, nel 1738 chiesero al re Carlo Emanuele III di colonizzare l’Isola (al tempo Isola degli Sparvieri). Ancora oggi si parla ligure e i piatti tipici hanno una chiara influenza genovese, come il pasticcio alla carlofortina, con tonno pomodorini e pesto.

La grande spiaggia e rada di Porto Pino permette di fare una passeggiata fino alle altissime dune di sabbia e rotolarsi giù o scapicollarsi fino al mare ai quattro palmenti senza pericolo di farsi male!
C’è una rada incantevole e pacifica che mi è rimasta nel cuore: quando sulla costa occidentale imperversa il maestrale forte o il lilbeccio, niente paura: vento in poppa fino a Capo Carbonara, risalire ridossati lungo la costa orientale sarda per 12 miglia e buttare l’ancora a nord di Capo Ferrato, in un’ampia spettacolare insenatura bordata da chiari graniti levigati, a poca distanza da Costa Rei.In Barca nella Sardegna del Sud. Un tramonto indimenticabile? Dall’Isola dei Cavoli, nell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara: l’ancoraggio sul lato orientale non è spaziosissimo, ma in genere la zona non è affollata, e un buco lo si trova quasi sempre.

mar
02

Quando il mare fa paura

barca a vela e forte ventoViaggiare per mare è un’attività che garantisce la più ampia gamma di sensazioni e di emozioni: la sorpresa, la curiosità, la gioia, il senso di libertà, l’eccitazione e ognuno ne saprà aggiungere tante sue. Purtroppo più di una volta mi è capitato di avere a che fare anche con la paura….

Un dicembre con forte grecale, partito con Vento dell’alba da Castiglioncello poco prima del tramonto con due mani di terzaroli e trinchetta e un compagno di avventura col mal di denti, intendevo sfruttare il vento favorevole per arrivare a Marsiglia prima che il previsto maestrale ci bloccasse sulla costa tirrenica. Il forte vento al lasco ricorda al Vento dell’alba che sa anche correre, e alla media troppo alta di 9 nodi arriviamo di notte al largo di Capo Corso tirati dentro al centro della burrasca, anzichè stargli nella coda, come era nelle mie intenzioni. Ma la barca va forte e naviga sicura; al timone il fedele Windy (nome proprio del nostro timone a vento), sembra fare il suo dovere con la consueta sicurezza, e lo lasciamo fare. Il mio compare (il Badra quando era ancora Il Badra) sta fuori a fumare incastrato fra la barra del timone bloccata e la seduta, cercando sollievo dal mal di denti; io sono dentro, seduto puntellando i piedi sottovento, a riposarmi un poco. All’improvviso due rollate più grandi e un impatto fortissimo! Mi trovo dritto in piedi ma su una paratia longitudinale e vedo una serie di oggetti sfrecciarmi accanto alle orecchie, passarmi accanto ai piedi e schiantarsi a murata sottovento: coperchi degli scomparti della cambusa, barattoli di sugo, un computer, un compasso, un gps portatile…. penso “è andata, siamo stati speronati da una nave”, mi stupisco vedendo la barca che torna dritta; salto su, apro il tambuccio, il pozzetto si svuota, lui è ancora li, incastrato, con la sigaretta spenta e storta in bocca, fradicio, ma ancora li… sollievo. Mi giro ed è meglio di quanto pensassi: l’albero è al suo posto, la randa intera, tender sbarbato dai suoi supporti penzola mezzo fuoribordo ma è salvo; la trinchetta ha spezzato il golfare con cui il suo avvolgitore era fissato alla coperta, e ora con 35 nodi di vento sbatte selvaggiamente trascinandosi dietro il tamburo. Dopo più di mezz’ora riesco a imbrigliare questo toro scatenato legandolo con due scotte alle bitte e quindi finalmente ad ammainare…

Arriva l’alba, poco per volta le condizioni del mare migliorano; nel primo pomeriggio ci stiamo rilassando in banchina sull’isola di Porquerolles. Bene, un’altra delle sensazioni piacevoli: la sicurezza di una banchina dopo una burrasca… non era una nave, ma una grande onda anomala il cui frangente ci ha colpito nel modo più sbagliato, leggermente troppo invelati di randa, rischiando di farci scuffiare. E’ bene sapere che al largo di Capo Corso queste onde anomale sono piuttosto frequenti durante le burrasche, e che se l’altezza del frangente supera un terzo della lunghezza della barca possono fare correre il rischio di una scuffia. Ricordarsi di murare le vele alte e di assicurare molto bene tutto ciò che potrebbe essere spazzato da un frangente in coperta…. e ovviamente vele equilibrate, barca agile, onde al giardinetto e concentrazione al timone!

feb
25

Cous Cous

cucinare in barcaUtilizzo quello precotto che si trova normalmente al supermercato: si ravviva con poca acqua calda e può essere accompagnato con una miriade di condimenti. La versione che preferisco è quella con il pesce (i miei preferiti per questo piatto: lo scorfano, l’occhione, la tracina) e la faccio così: in una pentola faccio bollire il pesce in acqua poco salata (ricordate che per bollire il pesce va messo sul fuoco in acqua fredda); con l’acqua di bollitura del pesce ravviverò il cuos cous, quindi devo fare attenzione a non metterne ne troppa ne troppo poca. In un tegame separato o nel forno preparo un contorno di verdure a scelta ( di solito patate, carote, cipolle, olive, capperi ). Quando il pesce è pronto lo pulisco e con l’acqua filtrata ravvivo il cous cous. Metto tutto in un vassoio grande, aggiungo bacche rosa (schinus), finocchiella fresca e menta e olio d’oliva a crudo. A me piace tenere le tre cose separate: da una parte la verdura, dall’altra il pesce e in mezzo il cous cous…. mi sembra che faccia più bella figura! Ma tanto nello stomaco c’è buio. Alla fine vi accorgerete di avere preparato un bel piatto unico gustoso, nutriente e raffinato avendo utilizzato solo due pentole. Una variante che semplifica, ma può essere fatta solo con un pesce senza squame o ben squamato prima della cottura, è cuocere le verdure insieme al pesce (se non è squamato, le squame si attaccano alla verdura).

feb
23

Rotte Svelate 1 – Isola Capraia

capraia in barca a velaA quanto pare moltissime isole del Mediterraneo devono il loro nome a questo simpatico e curioso animale, la capra appunto. D’altronde quale altra bestia può vivere inerpicandosi fra irti pendii ravanando fra le rocce in cerca di duri ciuffi d’erba salati e sentirsi a proprio agio nella ispida gariga… Perchè così si presentano molte isole, soprattutto le più piccole. Abbiamo la Caprera nell’Arcipelago della Maddalena in Sardegna, Caprara, una delle Isole Tremiti (questa dicono che si chiami così per via dei capperi, ma non mi hanno convinto), poi abbiamo la spagnola Cabrera vicino a Maiorca (luogo meraviglioso di cui un giorno vi racconterò), infine Capraia, nell’Arcipelago Toscano (per visitarla in barca a vela seguite il dirigibile ;-) )….

Ciò che mi piace del venire in barca alla Capraia è questo avvicinamento lento, l’entrare in contatto con questo scoglio ruvido che si materializza piano piano; prima una sagoma scura fra la foschia, poi un po’ per volta i colori e le forme… Identificare il Forte San Giorogio da lontano e farsi sempre più sotto alle ripidissime scogliere, che da vicino rivelano tutta la loro varietà.
L’isola è praticamente inaccessibile provenendo dal mare, salvo per l’insenatura che raccoglie il piccolo porticciolo, unica zona abitata dell’isola. Solo 800m di strada lastricata salgono verso il forte San Giorgio e conducono al vecchio paesotto. Alcune strutture, perlopiù in disuso, sparse per l’isola e i diffusi terrazzamenti di muretti a secco ricordano che questa è stata a lungo una colonia penale.
E così il sospetto di stare avvicinandosi a un luogo dalla scorza dura trova conferma una volta sbarcati, in un’atmosfera diradata, silenziosa, quasi che ancora il sapore asciutto della colonia penale non volesse abbandonare l’Isola.
Per i viaggiatori di mare i dintorni sono paradisiaci: le cale, in genere molto esposte alle bizze del tempo, sono selvagge e bellissime; alcuni ancoraggi non dei più semplici danno accesso a specchi acquei smeraldini, dove si riesce a vedere limpidamente dalla superficie fondali di più di quindici metri, ricchi di vita sottomarina. Le cale più note sono Cala Rossa, Cala del Ceppo, Il Moreto, Il Mortorio, Porto Nuovo, ma lungo la costa sono svariati i punti più o meno segreti nei quali gettare l’ancora per godere di specchi acquei smeraldini in perfetta solitudine.
Dal paese e dal porto partono dei sentieri che si ramificano nell’isola dando luogo ad alcuni itinertari da fare a piedi: attraversando una vegetazione più varia di quanto ci si possa aspettare, nell’arco di una giornata ci si può inoltrare nell’entroterra dell’isola fino a un piccolo laghetto, unico fra le isole dell’Arcipelago, per poi salire fino alla sommità dei dirupi che aprono ad una vista davvero mozzafiato verso il mare aperto e verso la Corsica.
La Capraia rifornisce la mia immaginazione delle immagini giuste quando penso a Papillon, una carriera nella Mala marsigliese interrotta da una condanna all’ergastolo, e anni passati fra tentativi di fuga dalle colonie penali della Guyana Francese. Bello il film del ’73 con Steve McQueen e Dustin Hoffman, ma il libro autobiografico di Henry Charriere, da cui è tratto, è un’esperienza che può cambiare una vita: ve lo consiglio caldamente!

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